26/05/2008

Chiusura

Visto che Splinder è un disastro, mi trasferisco. Mi dispiace abbandonare un blog che è online dal 2005, ma se la piattaforma non mi permette di aggiornare decentemente c'è poco altro da fare.
Comunque non scompaio, eh! Ci ritroviamo qui: http://skeight.iobloggo.com
Se qualcuno ha il mio blog tra i suoi link e passa di qui, ricordi di aggiornarlo!
postato da: Skeight alle ore 26/05/2008 18:18 | link |
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25/05/2008

Avrei voluto scrivere oggi il post per spiegare i motivi del cambio del nome, ma per qualche motivo il blog ha smesso di funzionare bene, un momento appare e altri dieci no, solo pagina bianca. Non capisco il motivo, visto che Splinder funziona e anche il mio altro blog non ha problemi, ma comunque finché non vengo a capo della faccenda risolvendo il problema temo di non poter aggiornare. Intuirete il mio pessimo umore.

Prova di modifica
postato da: Skeight alle ore 25/05/2008 21:58 | link |
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23/05/2008

Lista delle cose da fare


1. Studiare
2. Imparare a memoria i testi delle canzoni dell'ultimo album dei Radiohead, ché ormai manca poco al concerto
3. Riprendere a scrivere in maniera regolare
4. Ricordarmi di spiegare il motivo del cambiamento del nome del blog (ma per fare questo aspetto il template nuovo)
postato da: Skeight alle ore 23/05/2008 09:32 | link |
categorie: altro, personalia
12/05/2008

Persone che si fanno aspettare

Il 9 ottobre 1948  George Cauet, ricco uomo d’affari parigino, si trovava alla Gare de Lyon, di ritorno da un viaggio in Germania, e mentre si apprestava ad uscire dalla stazione vide nella folla un uomo che riconobbe essere un suo caro amico dei tempi del liceo.
“Bernard!” esclamò, per attirarne l’attenzione “Quanto tempo!”
A sentire il proprio nome Bernard si voltò, vide Cauet e dopo alcuni istanti realizzò chi fosse, e gli andò incontro.
“George! Non sei cambiato affatto!”
I due si abbracciarono. Cauet era sempre stata una persona entusiasta e generosa, e i duri anni della guerra non avevano scalfito quel suo temperamento. Così, per celebrare quell’incontro dopo decenni di cui l’uno non aveva notizie dell’altro, invitò subito l’amico a casa sua per pranzo.
“Credimi, ne sarei davvero felice” rispose George “Ma purtroppo devo tornare in campagna, ho un appuntamento di lavoro con due persone, il mio treno parte a momenti”
“Non dirmi così, Bernard, dopo tanto tempo ci dovremmo separare così? E con gli impegni di lavoro che abbiamo figuriamoci quando ci ritroveremo! Sono persone importanti questi due con cui ti devi vedere?”
“No, anzi, però per una questione di correttezza... avevo fissato un appuntamento già ieri ma poi c’è stato uno sciopero improvviso dei ferrovieri e sono stato costretto a restare a Parigi, non posso rimandare ulteriormente...”
“E vabbè, se non sono clienti importanti potranno aspettare un po’, no? Dopo il pranzo ti farò accompagnare personalmente dal mio autista in campagna, così sarai anche più comodo”
Di fronte alle insistenze, Bernard non poté fare altro che accettare l’offerta, e andò a pranzare a casa Cauet. Qui fu servito in suo onore un pasto luculliano che durò parecchie ore, e quando, al termine di esso, fece timidamente notare che era per lui ora di andar via, l’anfitrione si mostrò addolorato.
“Ma come? Stiamo chiacchierando così bene, e ci sono ancora tante cose che ci dobbiamo raccontare... andiamo, Bernard! Sono io il primo a dire che gli affari sono importanti, ma se di tanto in tanto non ci ricordiamo che c’è anche una vita affettiva da curare, allora a che serve essere vivi, ed essere ricchi?”
“Sono d’accordo, ma si sta facendo davvero tardi, quei due si lamenterano...”
“Ma chi sono, tuoi affittuari?”
“Non proprio, a dire il vero non li conosco molto bene, l’unica volta che li ho visti mi hanno dato l’impressione di essere due barboni”
“Ma con che gente tratti gli affari?”
“Affari è una parola grossa, me li sono trovato tra i piedi quando ho comprato delle terre vicino alle mie tenute, per scoprire che ci abitavano da sempre, e ora vorrei appunto capire perché stanno lì, cosa vogliono...”
“Capisco, capisco. Ma allora vedi che non si tratta di cose importanti, che possono attendere, e anche questi due possono aspettare, tanto devono essere dei fannulloni che non hanno altro di meglio da fare! Dai, vieni con me di là a fumare il sigaro”
E così i due continuarono a chiacchierare e fumare per altre ore, e non si interruppero finché il maggiordomo di casa Cauet non venne a chieder loro cosa desideravano per cena.
“Cena!” esclamò Bernard “E io sono ancora qui”
“Su, su” disse George “Rilassati, amico mio”
“Ma a parte che è da maleducati far aspettare così tanto quei due, non posso approfittare così tanto della tua ospitalità, senza contare che ormai non ci sono più treni e mi dispiace che il tuo autista debba girare per la campagna di notte”
“In tal caso, perché non resti a dormire qui da me? Tornerai a casa domani. Quei due ormai si saranno stancati di aspettare, se ne saranno andati via anche loro”
Inutile dire che anche stavolta Bernard cercò di opporsi alle profferte dell’amico, e che anche stavolta alla fine cedette. Tuttavia, per salvare almeno in minima parte la forma, chiese di poter fare una chiamata alla sua tenuta.
Quando il centralino gli passò casa, fu il suo maggiordomo a rispondere, e Bernard andò subito al sodo.
“Stanotte dormirò da un mio caro amico a Parigi. Manda il ragazzo dai due con cui avrei dovuto incontrarmi – sempre al solito posto, il terreno di Pozzo – e digli che nemmeno oggi potrò venire”
“Sarà fatto, signor Godot”

postato da: Skeight alle ore 12/05/2008 22:14 | link |
categorie: racconti
09/05/2008

Serata nera

Già la settimana non è stata un granché di suo, le cattive notizie sono fioccate, lunedì iniziano gli esami, e come se non bastasse ci mancava di sentirsi presi per i fondelli...
Vabbè, l'unica è astrarsi, poco da fare.
postato da: Skeight alle ore 09/05/2008 20:54 | link |
categorie: personalia
03/05/2008

Ohi la là

Che i giornali siano abituati a costruire i casi sul nulla non è una novità per nessuno. C'è un esempio recente recente, ed è quello della polemica riguardante l'assenza del papa dalla classifica delle cento persone più importanti del 2008 della rivista Time.
Alcuni quotidiani, oltre a rilevare la presenza di altri leader religiosi in classifica, fanno notare l'assurdità di un elenco che non comprende il pontefice e inserisce invece uomini di spettacolo: come si può pensare che Kakà sia non solo più importante del pontefice, ma anche tra le cento personalità più influenti del mondo? La classifica viene quindi tacciata di scarso valore in quanto eterogenea.
Sbagliato.
Anche se presentata con il nome "The Time 100", di fatto la lista è composta da cinque liste, una per categoria: "leader e rivoluzionari", "eroi e pionieri", "scienziati e pensatori", "arte, cultura e spettacolo", "imprenditori e finanzieri", e per ognuna di essa ci sono venti nomi. Quindi non è corretto dire che il papa non sia tra i primi cento, semmai tra i primi venti: capisco che possa non fare piacere, però c'è comunque una bella differenza rispetto a come era stata presentata la notizia, no? E altrettanto sbagliato è dire che per il Time Ratzinger è meno importante di Agassi o di Mariah Carey, perché si tratta di categorie diverse. Altro che eterogeneità, la divisione è chiarissima. Vabbè, giornalisti, riprovateci un'altra volta.
Più che altro, devo dire che anche nella categoria "eroi e pionieri" Kakà proprio non riesco a vedercelo... ma a parte questo, la cosa che mi dispiace è che i Radiohead siano stati nella top20 di "imprenditori e finanzieri": vero che questo è dovuto alla scelta coraggiosa di distribuire In Rainbows su internet, ma confesso che avrei preferito vederli nella categoria degli artisti.
postato da: Skeight alle ore 03/05/2008 09:38 | link |
categorie: assurdità, dovere civico
28/04/2008

Comunicazione di servizio

Sono su Carmilla!!!
postato da: Skeight alle ore 28/04/2008 10:02 | link |
categorie: personalia
22/04/2008

Quelli che i pacifisti

Quelli che quando si parla di Tibet, Darfur o altri drammi si chiedono perché i pacifisti non protestano anche per loro.
Si scandalizzano del fatto che moltissimi scendono in piazza contro le guerre degli statunitensi e invece non si mobilitano per gli altri drammi umanitari. Costoro si mobilitano? Certo che no. La situazione è dunque questa: coloro che non fanno niente se la prendono con quelli che fanno qualcosa perché non fanno abbastanza.
Chi critica i pacifisti evidentemente è convinto di sapere esattamente cosa deve fare un pacifista. Scendi in piazza contro gli Usa? Allora d'ora in poi dovrai scendere in piazza contro Cina, Russia, Iran, Berzerkistan e compagnia cantante, altrimenti sarai incoerente. Sì, perché ovviamente i pacifisti sono tutti fannulloni che hanno il tempo per scendere ogni giorno in piazza.
Considerazioni politiche, etiche, o semplicemente logiche, del tipo che i comportamenti violenti sono considerati meno accettabili se propugnati da paesi che si definiscono democrazie e difensori dei diritti umani invece che da stati autoritari o esplicitamente dittatoriali? Per carità, questo non interessa. L'importante è poter dire che chi manifesta contro gli Stati uniti lo fa sicuramente per antiamericanismo ipocrita, e così dicendo giustificare il proprio immobilismo.
postato da: Skeight alle ore 22/04/2008 22:49 | link |
categorie: vita vissuta, idee, quelli che, assurdità
06/04/2008

Tra libri e scazzi



Certe volte la tentazione di raccontare la mia vita privata qui è forte, anche se mi sono ripromesso di evitarlo il più possibile. Però quando le persone a cui vuoi bene non si rendono conto del male che ti fanno, è dura non sfogarsi.
Anche vero che, a parte questi episodi deprimenti, non mi posso lamentare nel complesso: la vita sociale va bene come raramente nel passato, l'università pure, dopo le difficoltà di febbraio, anche gli altri impegni danno soddisfazioni, e trovo pure il tempo per leggere, quindi forse è meglio parlare di libri, per non pensare agli amici che creano problemi.
La maratona kinghiana prosegue incessantemente, ho anche iniziato, dopo i consigli quasi minatori di tutte le mie conoscenze, la serie de La Torre Nera, ed anche se non è il mio genere devo ammettere che prende. Comunque, devo dire che sino ad ora il King che mi piace di più è quello che si cela dietro Richard Bachman: sarà che sono romanzi di gioventù e forse mi immedesimo meglio, ma ci trovo una energia che mi piace particolarmente.
Non si vive di solo King, naturalmente, e sto leggendo anche altro: al momento, per essere precisi, Havana Glam di Wu Ming 5. Nella trama ingarbugliata mi sembra di ritrovare echi di 54, ma anche se Pedrini non se la cava male, e stilisticamente è davvero bravo, nell'intreccio a volte osa un po' troppo, rischiando di fare il passo più lungo della gamba. In tutti i casi, una lettura godibile.
Altrettanto godibile, ma con elementi che lasciano un po' perplessi, è l'antologia United Stories of America edita da Minimum fax: ventuno racconti di altrettanti giovani scrittori statunitensi. Alcuni di questi sono vere chicche, altri meno interessanti, ma comunque ne esce un affresco affascinante degli Usa di oggi, in cui le minoranze si sovrappongono, si incrociano, e le identità classiche perdono significato ("Non è già abbastanza difficile essere neri?" chiede la madre afroamericana al figlio gay, sintesi perfetta della raccolta). Insomma, una lettura interessante, ma dal punto di vista stilistico ho dei dubbi: moltissimi di questi racconti hanno finali aperti, che dicono e non dicono, sulla scia carveriana. Solo che quando Carver chiudeva una storia apparentemente senza un finale il lettore era comunque soddisfatto, perché si avvertiva che ciò che c'era da dire era stato detto, quei non-finali di fatto erano più che appropriati. Qui invece spesso sembra che manchi qualcosa, che la storia sia stata bloccata al punto più comodo, e non a quello adatto. In alcuni casi la sensazione è inevitabile, visto che i racconti sono in realtà estratti di romanzi, ma allora mi chiedo come mai presentarli per qualcosa di diverso da quello che sono. Comunque, tra tutti i racconti il migliore di sicuro è "La scuderia alla fine del nostro mandato" di Karen Russel, in cui alcuni presidenti degli Usa si reincarnano, dopo la morte, nei cavalli di una scuderia: originale, divertente, profondo.

E con questo, direi di aver fatto una rassegna abbastanza completa delle mie letture degli ultimi mesi. Alla prossima!
postato da: Skeight alle ore 06/04/2008 19:53 | link |
categorie: personalia
05/04/2008

Certa gente vuole essere davvero mandata a quel paese...
postato da: Skeight alle ore 05/04/2008 17:36 | link |
categorie: personalia